Galateo per gravide

Lo so.

Io stessa ho inveito mille volte contro i post fatti a elenco (in effetti, dovrei scrivere un post chiamato “I cinque motivi per cui i post che riducono il creato a un elenco numerato di cinque elementi provocano fratture scomposte ai testicoli”).

Per giunta, ne avrete anche fin sopra i capelli di post contenenti sfoghi di gravide – che, poverine, sono le tradizionali calamite di una carrettata di idiozia come accade in pochi altri momenti della vita. Tuttavia, ci ho pensato e ho concluso che sia meglio tuonare una volta di più che una volta di meno: hai visto mai qualcuno si mette una mano sulla coscienza.

Ma non si dica che perdo tempo: passiamo diretti all’azione.

COSE DA EVITARE IN PRESENZA DI UNA DONNA GRAVIDA

  1. Iniziamo con le banalità: non andate a trovarle da malati.

    Le donne gravide non possono assumere medicine, hanno le difese abbassate e nel malaugurato caso subisca un attacco, il loro sistema immunitario deve guarire due corpi, di cui uno in formazione che potrebbe riportare anche dei danni permanenti. Sul serio: statevene a casa.


  2. Chiedete prima di toccar loro la pancia.


    Personalmente non è che mi tiro indietro, ma questo di certo non vale per tutti e molti poi partono all’attacco a sorpresa, senza preavviso. Il desiderio di distribuire gomitate in bocca a quel punto è istintivo e fortissimo.


  3. Evitate di chiedere il nome.

    Questa è una cosa che dipende dalla cultura: in Olanda o in Bulgaria è tabù, perfino i miei parenti di primo grado non mi hanno mai chiesto come desidero chiamare l’aliena. In Italia, invece, tutti – anche il cameriere in pizzeria, anche persone che non sento da anni – improvvisamente mi fermano e/o mi scrivono a ripetizione – se lo segneranno in agenda, altrimenti non si spiega – e dicono “senti ma avete deciso come la chiamerete?” – una cosa particolarmente seccante non di per sé, ma perché subito dopo ti senti appioppare un voto (come se in una decisione come questa potesse contare il parere di un Sempronio qualsiasi) o un “Ah, un nome particolare, come mai?”. La mia reazione preferita finora (non sperimentata direttamente da me stessa): “L’importante è che stia bene”. Noi come abbiamo risolto? Nomi finti.


  4. Non insistete per farci mangiare/bere cose che non dovremmo (Questo invece è capitato quasi solo in Bulgaria): “Dai, ma che vuoi che succeda per una volta”. Certo, per farti contento/a non mi creo problemi a rischiare di procurare danni permanenti o deformità al mio – finora – unico erede, ti pare?

  5. Non chiedete “ma ci stavate provando?”.

    Oh, guarda, m’ero distratta ma ora improvvisamente mi accorgo che non vedevo l’ora di discutere con te il modo in cui il mio compagno e io gestiamo i nostri fluidi genitali. Continua a chiedermelo che non vedo l’ora di raccontartelo.


  6. “Ti piace fare [XXX]? Bene, puoi dirgli pure addio.”

    Oh, originale, non è proprio per niente una cosa che mi hanno detto in mille, con sorrisi sinistri colmi di un piacere crudele che non comprendo. Vi diverte spaventare la gente e svilire i loro sforzi e le loro scelte? Fossi in voi mi chiederei un attimo da dove deriva questo compiacimento disumano. (Oltre a essere un ragionamento che ha la stessa portata, in termini di conquista mentale, di “Guarda che se mangi poi caghi!”)
    Ma dormite pure sonni tranquilli: siamo già abbastanza terrorizzati per i cambiamenti nell’universo degli affetti anche senza che voi ci mettiate il carico a coppe. Pensate un po’: quando sono nata io i miei hanno divorziato, non è che abbia bisogno di sentirmi ripetere su base costante di aver fatto una scelta irrevocabile. Eppure, tutto ciò non ci ha fermato nel decidere di percorrere questa strada.


  7. “Oggigiorno si bada a mille cose, ai miei tempi invece…”

    Ma che teneri piccoli narciselli che siete a supporre che per me siate un esempio che non vedo l’ora di emulare nelle mie scelte di tipo genitoriale! Intanto, eccovi un po’ di numeri: “in Italia, secondo i dati ISTAT, il rapporto di mortalità materna si è ridotto da 13,1 per 100.000 nel 1980 a 3 per 100.000 nel periodo 1998-2007”, e per ciò che concerne la mortalità infantile, si è passati da 14,1 su 1000 nel 1981 a 3,3 su 1000 nel 2011. Non so voi, ma i consigli dell’OMS su come non rientrare in statistiche come queste io preferisco seguirli. Che poi, la puericultura si dibatte tuttora in retaggi ottocenteschi e tradizioni che prevedono di rimuovere chirurgicamente la propria capacità di empatia e istinto di accudimento, roba per cui i libri del Dr Spock degli anni Quaranta risultano ancora rivoluzionari, Gisùssanto. Prima di dispensare perle di saggezza leggetevi un paio di articoli scientifici, oppure scegliete di tacere che qui siamo già pieni, grazie.

Scritto da

Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

Commenti (2)

  1. Vai, colpisci, prima che la prolattina venga a inquinare tutto. Voglio altre liste, approfittiamone, che quando mi ricapiti con l’ormone primiparo?

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