In Olanda, sola andata: un post romantico

Tra le stranezze che Freud mi regala c’è che da quando vivo in Olanda ho passato un sacco di tempo a pensare all’Italia: scritto post, riflettuto, provato maretta, chiacchierato a cena (e voi non sapete quanta roba ho scritto detto e pensato e che in una botta di spietata analisi interiore non ho pubblicato).

Eppure le esperienze veramente fondanti del periodo erano di tutt’altro tipo e direi che è arrivato il momento di fare una chiacchiera seria con il mio inconscio: Caro inconscio, che dici, sarà il momento di parlare un po’ dell’Olanda, tu e io?

È iniziata più o meno in questo spirito:

Ecco com’è andata

Un bel pomeriggio della primavera scorsa, durante la cena in giardino, a Roma, a una porta nella mente dell’Uomo ha improvvisamente bussato l’età adulta, che si è manifestata senza alcun preavviso con il seguente pensiero: “Domani mi licenzio e poi mi cercherò un altro lavoro, e se non trovo una cosa dignitosa e che mi permetta di vivere come una persona della mia età entro tre mesi – con un minimo di stabilità e tranquillità lavorativa – ce ne andiamo via da questo posto, troviamo un angolino bello in cui non ci sia qualcuno a sgambettarci ogni tre minuti e viviamo come una famiglia, che ne dici?”. Il caro D ha di questi momenti intensi. A voi non sono venuti i lucciconi? A me un po’ sì.

(Con la stessa vis oratoria fino a cinque minuti prima l’Uomo illustrava i motivi per cui bisognava restare in Italia, quindi con questa svolta radicale – un rito di passaggio dell’anima, a tutti gli effetti – mi ha fatto un po’ cascare dalle nuvole.)

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Ora, avendo in fondo da poco ottenuto la cittadinanza italiana, a sentirmi rivolgere questa domanda sulla superficie dell’anima mi si è affacciata una profusione di sentimenti mistissimi che in ultimo si sono trasformati in un bel magone.

In una giornata tipo ospito diverse anime. Una di esse è un po’ nomade (vengo o no dall’Est Europa, in fondo?) e tende ad avere a noia ogni posto, dopo un po’. Se vogliamo è un problema di scarsissima pazienza: sono pronta a buttare tutto all’aria e mettermi a cercare altro piuttosto che raddrizzare i torti di una situazione. Quest’anima nomade, tuttavia, cerco un po’ di arginarla, assecondando invece la sua controparte culona che si nasconde dalle cose brutte attorno a sé facendo di tutto per evitare di traslocare e standosene pigramente drappeggiata sul divano. Il conflitto tra anime è una roba che io contengo con molta difficoltà, ma stavolta ho avuto tempo a sufficienza per darmi pace.

Perché, magone o meno, i tre mesi sono passati e posizioni adeguate per l’Uomo non si sono presentate, nonostante nella vita faccia l’informatico, il lavoro più ricercato dell’universo, non è che si dedica – chessò – alla labirintologia.

Ad agosto siamo dunque partiti per l’Olanda, abbiamo trovato casa nella ridente Haarlem, dopo di che di ritorno in Italia ho inscatolato circa quattro metri cubi e mezzo di roba e il 26 settembre insieme all’allegra combriccola di anime al contempo lagrimose e felici ho passato il confine a Chiasso con la Punto carica fino all’inverosimile.

Forse perché lunedì è un anno che è iniziata quest’avventura, finalmente il sedimento di emozioni che ha accompagnato l’addio all’Italia si è un po’ posato e posso finalmente pensare ad altro. In futuro, ci saranno molti post sui Paesi Bassissimi.

Ma ora vi beccate la mia canzone delle avventure.

Doei!

Scritto da

Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

Commenti (2)

  1. io non dico niente, eh

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