Italianità / parte 1

Qualche anno fa è uscito un film tedesco che mi è garbato parecchio: “Almanya”. C’era in particolare una scena che mi è rimasta stampata nella memoria. È questa qui.

Mi torna in mente ora perché qualche giorno fa ho chiamato la Prefettura d’Isernia per segnalare che avevo cambiato residenza e ho così scoperto che il mio decreto di concessione della cittadinanza è arrivato e presto diventerò ufficialmente italiana.

Con 731 giorni per la gestione della pratica, la Prefettura d’Isernia è in pratica la Tazio Nuvolari delle Prefetture d’Italia. Per converso, la pratica di cittadinanza di mio fratello, nato in Italia nel 1991 e da allora straniero nel suo paese, trascina la propria carcassa per la Prefettura di Roma ormai da cinque anni, ovvero da quando ha compiuto 18 anni. Giusto la settimana scorsa ci siamo ricordati che era arrivato il momento del consueto ping nell’ufficio cittadinanza e ci siamo sentiti dire “Aeh, ma sono solo cinque anni, de che ve lamentate?”.

Insomma, ci siamo. Presto avrò la rara opportunità di essere carne e pesce.

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Immediate sono arrivate le crisi d’identità nazionale. Tipo che la sera stessa ho costretto tutti a guardare i balletti dell’Armata Rossa (da quando c’è Chromecast in casa la stranezza dell’intrattenimento serale è in rapida escalation), ho voluto a ogni costo mangiare la feta e poi ho sentito l’esigenza di indossare una martenitsa. Ma se essere tedeschi significa mangiare maiale e guardare il Commissario Rex, cosa significa essere italiani?

Italianità: conformità ai costumi e alle peculiarità degli italiani, o alla loro lingua e cultura.

La cosa è meno semplice di quel che sembra, se ci concediamo l’ambizione di cercare di superare il bieco stereotipo (che prevede che gli italiani siano una nazione di bagnini zuzzurelloni). Più che la semplice macchietta, mi interessano i veri tratti identitari, ovvero ciò che rende italiani gli italiani, e non francesi o austriaci o svizzeri. Perché sono fatta così e il blog è mio, perdinci.

Dunque, dopo 25 anni da spia infiltrata in questo strano paese, improvvisamente il tempo a disposizione per il necessario sguardo dall’esterno è agli sgoccioli: non manca che qualche mese prima che le procedure vengano ufficializzate e sia giunto il momento di giurare.

Fino ad allora, mi parte tutta una riflessione sull’italianità.

(To be continued.)

Scritto da

Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

Commenti (2)

  1. hahaha fantastica! aspetto ansioso la parte/2

    • Grazie! La parte due è in the making. Allo stato attuale credo che riguarderà le reazioni stupite degli italiani di fronte a chi desidera/sarebbe felice di essere italiano 😀

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