As You Lay Dying

Tutte quelle ore, mentre morivi, mi passavano per la testa scene di “As I Lay Dying”. Non il film, ma quel libro di Faulkner, che ho letto più di 10 anni fa e per di più in inglese, e di cui non ho capito pressoché nulla (come chiunque, penso). È stato evidentemente così icastico che certe cose mi sono rimaste, come se non mi avesse detto alcunché ma avesse voluto piantarmi un’immagine. Quando qualcuno muore c’ho ‘sta cosa strana che il cervello diventa un po’ assente ingiustificato e se ne va per cazzi suoi, tirando fuori roba che non mi aspettavo di ripensare o ricordare.

Stanotte ti ho sognato. Eri seduto accanto al tavolo a casa di mia cugina Monica, e i ragazzi mi guardavano stupiti perché parlavo con il vuoto. Spiegavo loro che sono cose che succedono a chi perde qualcuno a cui voleva molto bene – e poi figuriamoci, tu sei stato accanto a me, sul tuo enorme cuscinone, per 13 anni. 13 anni in cui non sei mai stato triste, o pesante, o fastidioso, ma sempre con una grande gioia pacata, sempre con suprema educazione, con decoro e squisita cortesia. Perché non eri un cane adolescente, non eri il mio bambino, avevi la tua dignità. Se dovevi fare il viziato e l’opportunista, quando qualcuno mangiava il parmigiano di cui eri ghiotto, o chiedevi di uscire sul balcone o in giardino, ti sedevi composto come un maggiordomo e facevi vedere la stella bianca in petto: “ritiene sia possibile? posso osare cotanto?”.

Opportunista lo eri, perché quando non c’ero io facevi pure le moine e ti permettevi di fare cose proibite come mendicare cibo o salire sul letto. Non potevi farlo con me perché i miei modelli nel rapportarmi a te erano a metà strada tra Sarah Connor e Gengis Khan. O che ne so, Daenerys Targaryen coi draghi. Non è che eri da compagnia, eri un alleato. Ti ho sognato per anni, a rappresentare i miei istinti più animali. Ti sognavo libero e incontrollabile oppure al guinzaglio, a tirare forte, o a minacciare chi superava i limiti (e che si trasformava opportunamente in un gatto). Ti ho sognato come te stesso o come una tigre, perché eri tigrato: una via di mezzo tra un assassino feroce e sanguinario e un fratello mammifero.

Ieri ti ho salutato verso l’ora di pranzo. Normalmente i sentimenti mi fanno un po’ vergognare perché sono fuori controllo e poi sporcano così tanto in casa. Ma poi penso che alla fine non ci sia nulla da nascondere. Penso che d’ora in avanti quando ti sognerò non sarai più una veste di qualcosa di mio, non ruberò più la tua immagine per usarla per i miei egoismi, ma sognerò proprio te, come l’amico che eri. Una brava persona. Un cane perbene.

Zagorello

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Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

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