Maroquinerie, parte II

Kathleen Kelly: It happened in Spain. People do really stupid things in foreign countries.

Frank Navasky: Absolutely. They buy leather jackets for much more than they’re worth.

(مَع السَلامة, Nora Ephron)


Cose che ho comprato in Marocco:

  • saponi naturali, dal prezzo pari al salario mensile di un abitante del posto (kg 1)
  • olio di Argan, da donne che fingevano di produrlo in quel momento (0,5 ml)
  • fanghi per il viso, da una signora con tanto kohl nell’Alto Atlante (1 confezione)
  • profumi ed essenze di rosa o gelsomino in confezioni di vetro sottilissimo che in assenza dell’UE qualcuno deve mettere fuori legge per il bene dell’umanità (3 boccette; 1 si è rotta; quindi 2 boccette)
  • bracciali di cuoio intrecciato (1)
  • tappeti di lana tessuti a mano da una pia donzella nel Rif (1)
  • tazze realizzate e dipinte a mano (1), ma soprattutto
  • giacche di pelle (1)

Poi ho finito i soldi.

PARTE 2: FES E IL DESERTO
IMG_6104

D fa colazione nel nostro meraviglioso Dar a Fes

Arriviamo a Fes dopo 5 ore di pullman, un percorso interminabile su una polverosa serpentina di montagna, quasi sempre asfaltata. Più andiamo a sud, e più lo spagnolo lascia il posto al francese, cosa che mi costringe a rispolverare tutto il transalpino idioma che ho studiato alle superiori (una concessione che generalmente non faccio nemmeno agli stessi francesi nel loro paese).

Prima di partire, con l’inutile SIM Maroc Télécom (“il servizio Internet ora non è disponibile, riprovate la settimana prossima”) telefoniamo al gestore del nostro Dar di Fes, Mohamed, per chiedere lumi su come raggiungere la casa. Lui risponde “Faccio venire l’autista alla Gare Routière così ci risparmiamo le spiacevolezze.” Perché Fes è un labirinto. Google Maps? *Risata malefica del Dr House*

Dopo qualche giorno di montagna, caprette, salite polverose e berberi a dorso d’asino, Fes ci sembra incredibilmente araba. L’autista parcheggia davanti alla Porta blu, che si spalanca sulla più grande medina in Africa, e dice “Dorénavant on va à pied”. 

IMG_6028

D per le vie di Fes

Vorrei potervi dire com’è camminare nella medina di Fes. Il GPS rileva una strada dove ce ne sono tre. È silenziosa e pacifica e ti dà un senso di profonda integrazione: tutti si prendono cura di tutti gli altri. È molto più rumorosa la cittadina in Molise di diecimila abitanti in cui vivo da un anno che questa Babele umana. Ma se sei un turista e ti fermi per più di tre secondi sei assalito da persone che vogliono sapere dove stai andando. “Italiano? English? Español? Où allez-vous?”.

Sul tetto del nostro Dar, di fronte alla camera, c’è un grande terrazzo esposto al sole. Al tramonto ci sono le cicogne sui tetti, e una bambina preadolescente su un terrazzo vicino che per catturare la tua attenzione ti tira le pietre. “Madame! Madame! Qu’est-ce que vous faites?” I motivi ripetuti su maioliche e mosaici ti ipnotizzano fino al mal di testa. E le finestre delle case danno sul dentro. Non ci sono porte tra la camera e il bagno, nei Riad: niente di meglio se volete dare una scossa al vostro rapporto affettivo.

Poiché ci sono più di novemila vie e circa mezzo milione di abitanti, in 4 chilometri quadrati, una volta tanto cediamo e chiediamo a Mohamed di raccomandarci una guida.

Ali, la nostra guida a Fes, co-responsabile di grandi sperperi

Ali, la nostra guida a Fes, co-responsabile di grandi sperperi

Ali è un uomo sparuto e sottile, come un uccellino, ma cammina senza stancarsi mai con un dito puntato verso il cielo ed enumerando le conquiste di questa o quella dinastia nel corso dei secoli. Dietro piccole porte si spalancano scenari da mille e una notte. Se butti l’occhio in una nicchia insignificante ti accorgi che dentro c’è un palazzo pieno di unguenti, spezie e pietre preziose. Giriamo con Ali per ore e ore, finché non mi si infangano i piedi e l’orlo del vestito (ho scelto di rispettare questo posto, che è profondamente tradizionale, nascondendo buona parte del mio corpo con alcuni metri di viscosa. Una soluzione win-win – mi permette infatti di autocompiacermi per il mio cosmopolitismo e di contemplare le turiste americane seminude come fossero merde poggiate su un cuscino di broccato bianco).

“Ecco, vi ho portati nell’unica vera cooperativa per l’olio di Argan di Fes. Qui non costa molto.”

“Prendete questo rametto di menta e andiamo a vedere le concerie. Dopo, il nostro ospite vorrà farvi vedere la sua collezione di articoli di pelle.”

“Prova i cristalli di eucalipto. Oppure vuoi un po’ di zafferano iraniano? Costa poco più dell’oro.”

“Tua moglie (sic.) non sta bene con lo stomaco? Deve mangiare cumino e olive nere. Ecco, in questo ristorante sicuro gliene daranno.”

(Tra l’altro, è lì che abbiamo ordinato – del tutto ignari – la pizza di piccione.)

IMG_6054

Le concerie di Fes

A Fes a un certo punto inizio a sentirmi male. Non sto qui a smarrirmi nei dettagli. Sono i soliti problemi delle precedenti puntate, stavolta con la febbre, e per giunta di venerdì notte (il giorno di riposo nella medina). Mohamed e D mi portano all’ospedale, ma essendo immersa nel delirio, ho pochi ricordi. Perdiamo uno o due giorni sulla tabella di marcia, oppure è solo a me che non tornano i conti. Comunque, appena ho ripreso conoscenza e sono saldamente ancorata ai miei antibiotici, ripartiamo per il deserto, costretti nostro malgrado a sacrificare Essaouira (stiamo parlando di questo posto – ricordate?).

Poiché in questa fase io ero lì a lottare contro lo stato vegetativo, mi limito a qualche foto:

IMG_6159

Ifrane è la Suisse marocaine: ordinatina, con le aiuloette, d’inverno puoi sciare e soprattutto chi resiste all’Hotel Chamonix!?

IMG_6180

Ci mimetizziamo grazie al nostro impareggiabile desert chic e stringiamo amicizie

IMG_6190

Il deserto è la cosa più bella di tutto il viaggio. Merito del nostro autista, Hassan, un uomo profondamente buono che ha saltato le sue preghiere per farci arrivare per tempo a vedere il tramonto sulle dune, e di tutta l’organizzazione.

IMG_6198

L’altro Mohamed: The Desert Fox. Il nostro amico poliglotta nel campo berbero, nel Sahara. Siamo in Africa e qui sanno come suonare i “bonghi”.

“Mohamed, ma qui gli scorpioni sono di quelli cattivi o di quelli buoni?”

“Ci sono solo scorpioni cattivi nel Sahara, my friend!”

Nel deserto, la sera attorno al fuoco, c’è il silenzio più incredibile a cui abbia mai assistito. Aspettiamo al buio che ci portino una tajine e chiacchieriamo con gli altri membri del nostro gruppo – tre americani che hanno appena finito il college, e il cui hobby sono le scoregge.

IMG_6220

Ridefiniamo il concetto di docilità dopo aver conosciuto i cammelli.

IMG_6216

L’alba nel deserto. Ho fatto poche foto perché ero sul cammello, ma la fotocamera mi ha lasciato un bel livido nel punto sull’anca in cui mi colpiva a ogni passo. Certo, non posso lamentarmi più di tanto, poiché a differenza degli altri non avevo i testicoli.

IMG_6312

L’Alto Atlante. A 3000 metri in t-shirt. E anche lì, quando ti fermi, vieni assalito dai venditori di false pietre fossili.

IMG_6301

La meravigliosa Kasbah di Ouarzazate.

Oltre l’Alto Atlante, dopo 4 giorni di viaggio, c’era ad aspettarci Marrakech.

/continua/

Scritto da

Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

Commento (1)

  1. Pingback: Maroquinerie | Vladinerie.

Dì la tua