Rinfocoliamo l’odio

Ieri è stata una giornata difficile. La situazione politica e storica attuale pesa sul mio delicato sistema nervoso. (“Delicato sistema nervoso” è un’espressione che ho letto una volta su un sito di articoli per la lotta contro i topi e l’ho fatta mia.) Le notizie da Siria e Turchia, l’IVA che sale, la crisi, l’escalation autoritaria in Ungheria, il M5S e le discussioni su Gasparri al bar, ed è anche finita la terza stagione di Game of Thrones. Per forza poi a uno gli viene la gastrite.

Certi giorni poi ti capitano sotto gli occhi cose che… Ma andiamo con ordine. A metà mattinata, in un momento spensierato, ho cliccato sul link che aveva condiviso Deny, una donna che amo dal più profondo del cuore e nei confronti della quale nutro una fiducia di ferro. Si trattava del resoconto di un concorso di acconciature per cani che mi ha innegabilmente accorciato la vita di un paio d’anni. Ecco alcune immagini.

Crazy Dog Grooming Competition

“Pluto ha la faccia appesa perché gli tocca sopportare l’insulsa allegria di Donald e Daisy” Crazy Dog Grooming Competition

“Modello India. Si capisce dall’elefante ingioiellato.”

Spero davvero che nell’aldilà dei barboncini esista una qualche rudimentale forma di giustizia per questi crimini contro la dignità canina. O almeno che i loro padroni abbiano accumulato sufficiente karma negativo da meritarsi la reincarnazione in animali estinti.


Poi sento un pezzo di Casablanca doppiato. Per l’esattezza, questa scena.

E Sam, rivolgendosi a Rick, lo chiama “badrone”. La banalità del male e i traduttori di Cinecittà. La prossima persona che mi parla dell’arte del doppiaggio in Italia subirà il fustuarium.


A pranzo, D. compra i biglietti per Budapest (D. ogni tanto si sveglia nel cuore della notte con gli occhi lucidi e la voce tremula e dice che deve andare a trovare suo fratello, che vive lì). E questo vecchio cuore resiste a tutto fuorché a un baudelairiano invito al viaggio.

Nonostante tutte le lugubri promesse fatte a me stessa in stanze buie con le candele accese, siamo costretti a prendere un volo Ryanair perché, quel giorno lì, tutta la provincia di Roma e metà Agro pontino hanno deciso di volare a Budapest per godersi il clima estivo in uno dei pochi stati europei privi di sbocco sul mare.

(Avevo giurato che mai più avrei volato con Ryanair perché a un certo punto ho smesso di desiderare di esplorare il confine tra ciò che mi uccide e ciò che mi rende forte. I disagi sono semplicemente troppi: partenze in ritardo, guasti che ti costringono ad aspettare 13 ore in sala d’attesa, aeroporti a due regioni di distanza da quella in cui pensavi di atterrare, arrivi e partenze nella più succosa e impudica fase REM, tassa sulla cintura di sicurezza, e non tocco nemmeno l’argomento bagagli.)

Arriva la mail di conferma dell’itinerario e sono colta da un caso fulminante di bruxismo.

itenerario

Ad attenderci sul sito Ryanair, il captcha. Altri prima di me hanno parlato della piaga del captcha e non mi voglio dilungare. Quello di Ryanair però richiede la ripetizione al rallentatore con la classica voce cavernosa:

Captcha

Voce che visivamente dovrebbe avere circa questo aspetto:

Entraparole2

Vedo il captcha e sento le coronarie tesissime. Capisco che per riuscire nel loro obiettivo (eguagliare gli inglesi nella loro secolare tradizione nel settore della pirateria) i proprietari irlandesi di Ryanair hanno questo Unico Comandamento da rispettare, declinabile in mille salse e per il quale evidentemente la tua professione è considerata un covo di irudinei: Risparmierai (sui traduttori tecnici).

Oh Ryanair, perché. Siete così spartani che anche la traduzione automatica gratuita costa troppo? Siete così orgogliosi del vostro fascino frugale che avete in spregio lo spell-check (“l’ortografia, roba da linee aeree per checche”)?

La mail con l’Itenerario avrà pur prodotto un qualche rigurgito di contestazione in seno agli italici viaggiatori.

where is your god

Per quanto mi riguarda, voglio cambiare pianeta.

Scritto da

Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

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