Giacarta, h 4.15

LE DUE – GETTIAMO OGNI PUDORE AL VENTO – SPERANZE DELUSE – ASSISTENTI DI VOLO – RELATIVI CULETTI – LAURA PAUSINI E L’IMPREVISTO – SICUREZZA DELLE RETI INFORMATICHE – MANGIAMO MOLTA FRUTTA – LE NOTTI BIANCHE – LA RISPOSTA ALLA DOMANDA FONDAMENTALE SU: LA VITA, L’UNIVERSO E TUTTO QUANTO

Alzo gli occhi e sono le due. Duezerozero. Cerco di stringermi sulla sottile sediolina blu scuro, in questo lussuoso e gelido aeroporto mediorientale. Con il passare delle ore, il mio corpo si è progressivamente raffreddato per l’aria condizionata e la stanchezza. E io mi sono via via spogliata di ciò che rimaneva dell’imbarazzo e ho indossato, sui pantaloni blu scuro da marinaretto e la canottiera a righine bianche e blu, nell’ordine: un cappello di paglia a tesa larga con nastro di striscioline di pelle e decorazioni d’ambra (che avrei poi perso il primo giorno, a Bali, dopo averlo faticosamente trasportato per mezzo mondo attaccato allo zaino); una lunga sciarpona di lino bianco e marrone che pianificavo di usare sui capelli, in segno di rispetto, nei luoghi con forte presenza musulmana, e che invece mi avvolgo intorno come una coperta di lana, un cardigan di cotone color lavanda, e infine, per ultimi, degli atroci calzini azzurri da trekking con punta e tallone rinforzati e a contrasto, sotto le Birkenstok infradito.

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Mi giro e vedo D. che ha scovato una camicia di lino nel suo bagaglio a mano e se l’è abbottonata sulle ginocchia. E ho troppo freddo per tirare fuori la fotocamera dallo zaino e scattare una foto. Questo bel quadretto da turisti scemi è la nostra gentile concessione per i passeggeri dell’aeroporto di Dubai. Siamo atterrati alle 23.00 ora locale (l’una di notte, per noi) e nel passaggio dall’aereo alla passerella di Emirates ci ha investiti un vento caldo e secco: sensazione di piacevole calore durata meno di mezzo secondo, poiché appena entrati in questo mastodontico mostro illuminato per le nostre cinque ore di scalo ogni speranza di poterci riscaldare è definitivamente tramontata.

Fiumicino Fiumicino

Ma riavvolgiamo il nastro. A Fiumicino siamo saliti su un A380 pieno di assistenti di volo di ambo i sessi che parlano una ventina di lingue e che sfoggiano culetti deliziosi (e cappellini con il velo per le donnine). Questo aereo è semplicemente wow, ha luci graduate per aiutarti con il jet lag, servizio impeccabile, cibo caldo e totalmente halal e vino toscano in bottigliette. Mi drogo di film che ancora devono uscire in Italia (Prometheus, commedie romantiche, varie versioni di Biancaneve e uno stupidissimo film strappalacrime con Kate Hudson e Gael Garcia Bernal) e radio online e spio quello che vedono gli altri passeggeri.

Emirates Emirates

Dubai è la prima tappa, ed è la prima volta che metto piede in Medio Oriente. Si tratta forse del posto più cosmopolita che abbia mai visto. Oltre all’enorme quantità di viaggiatori, commessi e personale dell’aeroporto provengono evidentemente da almeno una quindicina di paesi diversi. Canzoni di Laura Pausini, cantate da baristi russi, che servono arabi in abiti tradizionali, che trasportano Sony PlayStation sui loro carrelli. Sotto ai burqa e ai chador fanno capolino scarpe da copertina di Vogue, centinaia di Blackberry (ecco dov’erano finiti) e borse Fendi. Ragazze bionde che indossano Daisy Dukes passano totalmente inosservate.

Dubai Dubai

Scopriamo che la versione di Internet a pagamento che l’aeroporto concede per i propri augusti ospiti blocca unicamente la porta 80 e quindi possiamo navigare con tutte le app che ci pare salvo il browser (H3G mi aveva gentilmente fatto sapere, poco prima, che navigare con la mia connessione dati negli Emirati Arabi Uniti mi sarebbe costato 28 euro più IVA al MB), ma l’entusiasmo presto si sopisce. Fatto il primo giro dell’aeroporto, il freddo e la noia si fanno sentire. Le commesse dello stand MAC hanno probabilmente deciso che non sembro abbastanza promettente, come cliente, da sprecare un tutorial per il trucco su di me, quindi non resta che cercarci due sedioline vicino al gate da cui partiremo alle 4.15, finire l’incredibile frutta secca che abbiamo acquistato in quantità industriale e aspettare. E aspettare. E aspettare. Queste luci bianche sulle prime sembravano bellissime. Ora inizio a odiarle. In ogni cluster di neon ce n’è una che ronza. Cerco un modo in cui sedermi per riuscire ad addormentarmi ma non c’è verso: non è un posto in cui riposarsi e ascoltare Debussy, è un posto in cui spendere.

Dubai Dubai

Dalle due in poi perdo ogni contatto con il ground control del mio corpo e mi metto a vagare per lo spazio della mente. Benvenuto, jet lag. Sono sveglia da non so quante ore, cerco di sottrarre e sommare le ore di viaggio e quelle rimanenti per capire che ore saranno per me quando atterreremo a Giacarta. Perdo i sensi ritmicamente e per massimo 12 secondi, poi riapro gli occhi, e sono sempre le 2:00. Le 2:03. Le 2:07. Le 2:12. Nella mia fantasia ormai ottenebrata, attribuisco a questi tre caratteri (4 1 5) dei poteri salvifici – la combinazione della cassaforte che mi tirerà fuori di qui, la felicità, il nirvana. Non è 42, Douglas Adams, la risposta è 4.15! Ormai ho totalmente confuso ogni conto e quando alle quattro mi ritrovo su un altro aereo, ancora più freddo, a mangiare pasti sempre più piccanti, sono così stanca che il sonno ormai è fuori questione: nei miei deliri, allucino che le otto ore di turbolenze e vuoti d’aria ininterrotti che comporta l’attraversare l’Oceano Indiano non sono altro che espressione della mia semiveglia simile a un doposbornia, irritabile e impaurita. Con gli occhi chiusi, ascolto i suoni di Casablanca dalle cuffie (una non funziona ma non fa niente), as time goes by.

In volo

Scritto da

Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

Commenti (2)

  1. Prima volta che leggo sul tuo blog. Semplicemente fantastico! 🙂
    Mi è salita la voglia di viaggiare scrivere fotografare pureammè.

  2. *Shyness*

    Il mondo è lì che non aspetta altro 🙂

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