Addomesticamento

Non avrei mai sospettato, all’inizio della mia vita da adulta indipendente, che un giorno avrei provato gioia e soddisfazione nel prendermi cura della mia casa. Lo stare al mondo nel maggior disordine possibile era stata una delle forme che aveva preso la mia ribellione adolescenziale nei confronti di mia madre, che – sono convinta – a volte avrebbe preferito non avere dei figli che camminassero su quei pavimenti così lindi. (Quello. E il rifiuto dei tacchi alti. E i vestiti larghi. E il livore.)

Sono cresciuta in un modo un po’ strano: anziché dal basso verso l’alto, io c’ho messo una trentina d’anni a estendere la mia presenza dall’area dietro agli occhi al resto del mio corpo. E solo di recente si è manifestato alla mia coscienza il fatto che questo corpo occupi uno spazio. È accaduto che, dopo millemila traslochi, a settembre si è finalmente concluso l’Anno delle Grandi Fatiche. Ci ho messo 1 (uno) anni a lasciare la mia Casa degli spiriti, a Roma, e i suoi mucchi di oggetti affastellati dalle leve infinite di antiquari ossessivo-compulsivi dai cui lombi provengo. Esteriormente mi sentirei di dire di appartenere alla stessa specie ma la verità è che nel mio caso è solo pigrizia, per cui su una situazione di partenza di ordine assoluto (lenzuola stirate 10 anni prima e scatoloni per il cambio stagione) si erano innestate delle stanze-sgabuzzino in costante evoluzione: tutte cose che poi ho preso e buttato. Ora vivo in una casa grande un terzo rispetto alla vecchia, in cui tutto è gnomuscolo (quelle per cui si dice che bisogna ricavare gli spazi) e la sua manutenzione mi dà – sorpresa! – una gran pace.

Mi sarò data qualche tipo di tregua, immagino, perché ideali e massimi sistemi tacciono, la mia coscienza politica dorme, ho dato molto spazio al piccolo e all’insignificante, al pane e al bucato e al mio pesto autoprodotto, alle attività poco strutturate, al silenzio e alla rêverie.

In questo generale bonheur anche a tratti noioso è successo che il cane è stato operato al ginocchio – una cosa spinosa e difficile che mi ha inchiodato in casa per settimane e mi ha intrappolata in una condizione di nidificazione perpetua, a portare rametti e foglie secche e a pulire. Non ho mai pulito tanto in vita mia. Intendiamoci: nessuna massaia italiana potrebbe anche lontanamente approvare la mia gestione domestica, in primo luogo perché non dedico abbastanza tempo e risorse alla preparazione dei pasti, e soprattutto perché non stiro le mutande.

Domestication

(Ho pensato di creare il meme Donna del Sud, dedicato alla battaglia sempre rinnovata contro la goccia sul lavandino e all’esigenza sentitissima di spaccarsi il culo ogni giorno per raggiungere l’orgasmo nell’olio di gomito. Una volta trovata la foto giusta è fatta, ho già le prime frasi pronte: “L’anticalcare? Zitta e strofina!” o anche “Ho passato tutta la mattina a sporcare la casa, così poi posso ripartire daccapo a pulire”.)

La cosa davvero strana è che per la prima volta sento che i passi necessari per dare corpo alle cose che abitano il mio subconscio e da tempo mi chiedono di uscire sono davvero alla portata di mano. Insomma, non è la vita mondana, il fare l’alba e lo spendersi – in questo momento, mi ispira davvero lavare i piatti.

Scritto da

Sono nata in Bulgaria e sono cresciuta in Italia. Mi occupo di traduzioni e revisioni creative, pignole e attente alla qualità per importanti clienti internazionali. Vivo in Olanda con il caro D. Lavoro con l'inglese, l'italiano, occasionalmente con il bulgaro.

Commenti (2)

  1. Ok mi fermo qui. Altrimenti non combino più niente oggi.
    Ho trovato i tuoi post semplicemente fantastici 🙂

  2. Accidenti, grazie! *modesty*

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